Saundarya Kāla

è l’arte spirituale che accompagna nel viaggio sacro di riconoscimento della nostra essenza più profonda;
è l’arte spirituale che accompagna a riconnettere, in Sè, la Sorgente Sacra e il Fuoco Sacro.
Saundarya Kāla si ispira alla via del Tantra ancestrale, includendo i relativi riferimenti filosofici, e integrando pratiche spirituali, strumenti concreti, e una ritualità di grande bellezza.
Il viaggio di lettura
Ogni sezione si apre come una pagina di un manoscritto sacro.
01 · Introduzione a Saundarya Kāla
Secondo l’antica saggezza della tradizione indiana, la nostra essenza più profonda,
ovvero il cuore spirituale (hṛdaya in sanscrito) inteso come lo strato più intimo dell’essere, il centro sempre intatto, il nucleo immacolato,
è la sede della coscienza, e la coscienza è beatitudine (ānanda).
Il cuore spirituale che batte nel centro di ogni creatura coincide con il cuore spirituale universale; entrambi sono beatitudine e respirano all’unisono, danzando in una comune pulsazione cosmica, in una comune realtà suprema.
Saundarya Kāla ci riporta a questa verità e al senso di appartenenza al tutto; per realizzare che la pura felicità è la nostra vera natura, inerente all’essere, e quindi indipendente dalle circostanze esterne.
Il termine “Tantra” significa metodo o strumento per espandere la consapevolezza, e si dice che sia proprio questo ampliamento della consapevolezza a liberarci;
secondo questo approccio, non è necessario rinunciare al mondo, né ritirarsi dal mondo per risvegliarsi spiritualmente, ma al contrario, è nel mondo e attraverso il mondo, nella vita quotidiana, che si trova lo strumento per accedere alla liberazione, ovvero alla realizzazione della nostra essenza profonda di beatitudine.
Jīvanmukti è l’espressione che indica l’illuminazione durante la vita terrena, la vita nel mondo.
“Saundarya” significa Bellezza, non nel senso di graziosità dell’aspetto, ma piuttosto come splendore, lucentezza, radianza, sontuosità, magnificenza, maestosità, eleganza, pienezza e grazia dell’essenza divina, che quando si dispiega, si manifesta e si riflette nella forma.
La Bellezza è l’essenza divina tangibile, nella sua espressione inebriante, quella che può essere percepita dai sensi (considerati come messaggeri divini).
Contemplare la Bellezza è una via d’accesso all’essenza divina:
La Bellezza, accendendo una gioiosa effervescenza sensoriale e stimolando un ribollire di energia (śakti kṣōbha),
ci induce a intravedere e a presagire un altro piano, più vasto, infinito; ci libera dal piccolo io per aprirci al grande tutto…lì, in quell’immensità, possiamo riconoscere che la nostra natura profonda è identica a quella della fonte infinita da cui emana la Bellezza e dalla quale noi stessi/e siamo stati creati/e.
L’intensità che accompagna l’estasi estetica è una delle vie privilegiate verso l’estasi intesa come stato di coscienza unificata, in cui l’anima individuale esulta nel riconoscersi in comunione con l’anima universale.
In questo approccio, il risveglio dell’energia è una porta verso il risveglio della coscienza,
e la contemplazione del piano materiale-visibile-immanente costituisce una via verso la realizzazione del piano sottile-invisibile-trascendente.
Grazie a una capacità accresciuta di aprirsi alla Bellezza e di lasciarsi toccare e nutrire da essa, i/le praticanti vengono accompagnati/e alla riscoperta dello stupore, della meraviglia (camatkāra), di fronte al prodigio e al miracolo della vita. Lo stupore meravigliato è di per sé una pratica del tantrismo; lo stupore meravigliato ci espande verso un piano di illimitatezza, il piano divino.
L’impatto della Bellezza è oggi studiato e riconosciuto anche dalle neuroscienze, che ormai riconoscono quanto la Bellezza eserciti un’influenza e un effetto fortemente benefico sulla neuroplasticità del cervello umano e, di conseguenza, sulla salute generale; la scienza dimostra ciò che le tradizioni millenarie avevano già intuito e rivelato.

“Kāla” in sanscrito ha diversi significati: “tempo”, ma può anche indicare “il momento ideale per…”, “l’occasione propizia da cogliere per…”, oppure rimandare al principio di eternità; qui, nell’evocazione di quest’arte spirituale, il tempo simboleggia la dimensione del viaggio, del processo che intraprendiamo per passare dalla «nostalgia di casa» (la nostra vera natura) al riconoscimento della beatitudine del cuore, la nostra essenza più intima.
Se da un lato Saundarya significa, oltre che “Bellezza”, anche “splendore”, “luce”, dall’altro lato Kāla significa notte: attraverso questo approccio, realizziamo che non soltanto il giorno è luminoso, ma che anche l’oscurità brilla e risplende, poiché tutto ciò che la vita ci offre, ogni fase, ogni colore, è una soglia iniziatica, a condizione che si sappia come varcarla. Saundarya Kāla offre gli strumenti necessari per attraversare ogni passaggio sostenuti dalla luce guida della coscienza, affinché ogni passaggio sia trasmutato in oro.
Ci sono anche altri motivi alla base della scelta di questi due nomi, “Saundarya Kāla”, per designare questa arte spirituale; talvolta, se ciò risulta pertinente, necessario o utile allo studio o alla pratica, durante gli accompagnamenti vengono fornite e condivise ulteriori spiegazioni.
Saundarya Kāla è un’arte spirituale che ci permette di cogliere ogni istante della vita come un appuntamento con l’Amore; per connetterci alla nostra essenza più profonda di pura beatitudine, incanto e libertà, e per vivere, partendo da questo spazio interiore, tutte le meraviglie che l’esistenza ci offre, ma anche per affrontare e superare le sue difficoltà. Per una vita ricca di significato.
Saundarya Kāla trae ispirazione dal percorso del Tantra ancestrale, includendo i relativi riferimenti filosofici, e integrando pratiche spirituali, strumenti concreti e una ritualità di grande bellezza;
si tratta di un sistema organico ideato e sistematizzato da Francesca, frutto dei suoi 30 anni di ricerca e di quasi 15 anni di dedizione alla trasmissione e all’accompagnamento delle persone, sia in gruppo che individualmente; affonda le sue radici in un’esperienza reale, quella diretta, sviluppata attraverso la pratica quotidiana ed una lunga e approfondita formazione specifica;
e quest’arte spirituale è anche il punto di maturazione di una viva sensibilità mistica, presente già fin dalla più tenera età, quando, nella natura selvaggia della sua amata Sardegna, l’immersione nella Bellezza e lo scoprirsi spontaneamente come Kalice della grazia divina, era già Tutto.

02 · La Via…è la Via…Una ferrovia e dei fiori
“Portami il girasole impazzito di luce”
la grande poesia italiana di Eugenio Montale
Per una serie di circostanze curiose, in un certo momento della mia vita, mi sono ritrovata a camminare su una strada chiara e luminosa, quasi deserta, vicino ai binari e con dei tenaci girasoli tra le mani. Avevo perso “il mio treno”. All’improvviso mi sono ricordata di quel detto secondo cui «alcuni treni passano solo una volta nella vita»; cosa fare, allora, se il treno passa e lo si perde? Mi sono detta: “ sii follemente saggia e prosegui a piedi “!

Segreta a me stessa, con perseveranza mi sono avventurata alla scoperta dello sconosciuto, meravigliandomi in ogni istante e scoprendo che ciò che conta non è il mezzo utilizzato per il viaggio, né la facilità, né la velocità, né la destinazione; ciò che conta è l’ardente desiderio di mettersi in cammino e di proseguire lungo il percorso.
Quando in un desiderio così ardente – che sia in treno, a piedi, nuotando o danzando! –, tutto ciò che si presenta in quel momento si rivela una pura meraviglia e diventa uno strumento per ampliare la nostra coscienza, come insegna la saggezza tantrica; liberati dall’agitazione di raggiungere faticosamente un presunto punto di arrivo, ci rendiamo conto che ciò che conta è assaporare il viaggio e, molto semplicemente, goderne.
È proprio qui che risiede la nostra Libertà: in un tale atteggiamento interiore che ci porta ad assaporare ogni istante, ogni respiro su questa terra, e a celebrare con gratitudine ogni passo, ma anche ogni pausa e ogni sosta. Nel riconoscere che ogni istante è un dono, ci riconnettiamo alla gioia, all’esultanza, alla festosità, alla gioia insita nella nostra essenza più intima, che è il dono dei doni. Riconnetterci alla nostra essenza ha il sapore di una ritorno all’oasi di beatitudine originaria.
Senza l’ambizione di essere perfetti/e, procediamo quindi in modo armonioso lungo il cammino, con dedizione e senza sforzo (poiché con un impegno spontaneo che è espressione naturale del fremito del Cuore);
mantenendo il focus sulla luce della Suprema Coscienza Amante, che è la nostra essenza, siamo liberi/e e fedeli/e alla nostra natura, auto-luminosi/e, come un «girasole impazzito di luce». E realizziamo infine che il cammino è di per sé rivelazione.
03 · In cosa consiste l’esplorazione? E qual è il cuore dell’insegnamento?
Esploriamo la forma più elevata di creatività: l’arte sublime di lasciare emergere la nostra natura più profonda, di riconoscerla, di celebrarla, e di esprimerla nel mondo.

La nostra essenza è Libera Coscienza Amante che crea, nasconde, e poi svela se stessa; intraprendere un viaggio autentico significa prendere coscienza dell’inevitabile dispiegarsi attraverso il quale la nostra essenza si rivela a se stessa.
Ognuno/a di noi è un filo intrecciato ad un tessuto più ampio, ad una trama più vasta (trama è, del resto, un altro significato della parola Tantra); tutto ciò che accade al filo ha un impatto sulla trama e viceversa. Siamo responsabili, e quindi liberi/e, quando generiamo pensieri, parole e azioni nel rispetto della trama. Ognuno di noi è al tempo stesso la parte e il tutto: praticare significa tessere una relazione intima tra la parte e il tutto.
Questa è la Via dell’estasi dell’anima individuale che si riconosce nell’anima universale.
È radicata nella Via tantrica detta in sanscrito “Paramādvaita”: la via della suprema non dualità, che, in quanto tale, suprema, include anche la dualità e le permette di esistere.
La dimensione individuale, personale, relativa, e la dimensione universale, impersonale, assoluta, non sono antagoniste; non sono separate o divise né in contrasto, ma coesistono. La “persona” è valorizzata: si lascia spazio e si permette al piano detto «egotico» di esistere, senza però rimanere incastrati/e su quel piano limitato e contratto, ma respirandolo e quindi espandendolo su un piano più vasto. La vulnerabilità, tenero aspetto dell’ essere umano, viene pienamente accolta, integrata e infine riconosciuta come anch’essa emanazione del divino. E si va anche oltre: la discesa nell’umano è un ponte per ascendere al divino. La presa di coscienza della non-onnipotenza intrinseca al piano umano apre le porte all’intuizione della nostra infinità spirituale.
Le polarità — tutti i principi apparentemente opposti — sono in realtà considerati come aspetti di un’unica realtà indivisibile; costantemente intrecciati, come due amanti in comunione risplendente, non sono né separati né fusi l’uno nell’altro, ma piuttosto in comunione, come in un abbraccio.
E l’abbraccio è quindi spesso l’immagine simbolica utilizzata nella tradizione tantrica per evocare la realtà suprema, nonché lo stato di coscienza di chi ha realizzato la realtà suprema in sé stesso e ha raggiunto la liberazione.
In questa Via si ritiene che la natura profonda dell’essenza intima che permea ogni fibra del cosmo, dallo strato più grande al più piccolo, sia “danzante”.
Dalla danza feconda delle polarità-principi apparentemente “opposti” nasce ogni creazione nell’universo;
Śiva e Śakti (una “Ś” che in sanscrito si pronuncia “Sh”)
maschile e femminile
universale e individuale
trascendente e immanente
eterno e finito
statico e dinamico
permanente e transitorio
immutabile e mutevole
pura coscienza ed energia-potere di manifestazione
anima e corpo
l’imperturbabilità delle profondità oceaniche e l’effervescenza delle onde in superficie
il fuoco e la sua capacità di illuminare, riscaldare, trasformare
ragione ed emozione
essenza e sostanza
principio emissivo e principio ricettivo
vivono in un’alchimia sacra, mistica e sensuale, onnipresente;
Ogni fibra del cosmo è permeata dalla forza unificante, creativa e generatrice del desiderio che nasce dall’incontro tra gli opposti.
Tutto è Abbraccio. Questo è la via del percepire se stessi/e nell’Abbraccio ; di percepire se stessi/e come Étreinte, Abbraccio, Abrazo.
04 · Le pratiche
Durante gli incontri vengono proposte attività che coniugano l’aspetto teorico con quello sperimentale.

L’indipendenza è incoraggiata; vengono condivisi strumenti che consentono di continuare a praticare in modo autonomo e che possono essere facilmente integrati nella vita quotidiana.
Tra le pratiche che, di tanto in tanto, possono essere proposte (a seconda del tema specifico del corso, del seminario o del ritiro), vi sono: mantra, mudrā (gesti delle mani, “sigilli”), meditazioni, visualizzazioni, la maestria del respiro, il pranayama, l’attenzione alla parola (pronunciata e ascoltata) intesa come “parola d’oro” che crea, l’armonizzazione e il riequilibrio del corpo energetico attraverso il suono, il rituale del fuoco e altri rituali legati agli elementi (in particolare le abluzioni nelle acque vive del Mar Mediterraneo), il tocco sacro e il Massaggio Sacro, l’adorazione del sacro femminile e del sacro maschile, la venerazione di grande bellezza del corpo, inteso come yantra (struttura energetica che riflette l’identità e la risonanza tra microcosmo e macrocosmo) e ricettacolo della Grazia Divina, la contemplazione artistica come porta per l’espansione del cuore-coscienza.
Le pratiche possono essere sperimentate sia individualmente, sia in coppia (non è necessario essere una coppia o partner nella vita, poiché – si sottolinea – che le pratiche non coinvolgono mai la sfera sessuale, ma sono orientate esclusivamente al livello della connessione sottile ed energetica), sia in gruppo.
Alcune immagini che trasmettono l’atmosfera che si respira durante i corsi e i ritiri
05 · Fonti interiori e valori
Il desiderio e l’urgenza che ogni essere possa accedere al potenziale della propria anima di trasformare il veleno in nettare; i dolori della vita possono essere navigati come fiumi che conducono all’oceano del cuore; nella vastità del cuore alcune sofferenze si dissolvono, altre continuano a esistere ma possono essere avvolte da una dolcezza infinita e coesistere con una tenerezza infinita, e altre ancora possono essere trasformate in oro;
il desiderio e la passione affinché ogni essere possa attingere al potenziale della propria anima per elevare il nettare a nettare supremo; quando la vita ci appare bella, ma allo stesso tempo abbiamo la sensazione di non poter accedere pienamente a questa bellezza, come se ci fosse un velo o un filtro che ci separa da essa, e proviamo una sorta di nostalgia di vivere appieno la nostra vita, è tempo di smettere di lasciarci sfuggire la magnificenza della vita e di riconnetterci a lei, e di tornare a celebrare ogni istante di questo viaggio terreno;

infine, e soprattutto, è la Gratitudine la fonte interiore da cui sgorga lo slancio a trasmettere; la gratitudine per la Grazia Divina sperimentata attraverso tutto ciò che si è manifestato come Maestro/a nella mia vita, e che dimora risplendente in noi poiché è la nostra essenza.
La Grazia Divina è la nostra essenza, «fresca e profumata», come mi disse la mia Prima e Suprema Maestra, guardandomi con il suo infinito sguardo d’Amore, poco prima di chiudere i suoi occhi di carezza per ricongiungersi alla sua vita celeste.
Siamo qui per ri-conoscere la nostra freschezza e la nostra fragranza originaria e diffonderle nel mondo.
La qualità della nostra vita dipende dalla qualità del nostro stato interiore, e non dalle circostanze esterne.
Saundarya Kāla mira a ritrovare la sovranità intrinseca della nostra essenza, con la sua libertà innata.
Vivere da uno spazio di coscienza espansa trasforma radicalmente la qualità della vita, nei nostri pensieri, nelle nostre parole e nelle nostre azioni: ogni istante è benedetto e ogni istante è fonte di benedizione.
La vocazione di Saundarya Kāla è che ogni persona si renda autonoma, affinché ogni persona possa esprimere la propria unicità, e percorrere in modo indipendente il cammino alla riscoperta della propria essenza divina, guidata dalla propria Luce Guida, la Luce Regina.

